13 gennaio

Un amico fa oggi: "Duemiladiciassette dev’essere castrato. Sai poi sporca." E’ rivoluzionario castrare un anno? Duemiladiciassette non pare preoccuparsene, sta bene così, ha un anno di vita, lo sa non ne fa un dramma, -poi voi fate un po’ come vi pare-. Sei tu che decidi se avere un anno castrato oppure no. Un anno castrato, che ti fa le sue fusa, comodo eh, con il capo che non scassa la minchia, l’oroscopo in bambagia. E poi che ne sappiamo, magari duemiladiciassette è femmi na. Qualcuno ha controllato? Magari mette al mondo quattro cuccioli, duemiladiciotto, duemiladiciotto bis, ter, quater. E allora puoi scegliere, in quale duemiladiciotto finire, gli altri li affoghi. Magari, io non ne avrei il coraggio. Duemiladiciassè fatti un po’ vedere? Vuoi tu essere castrato? Mi guarda con lo sguardo glauco (ma che sei scemo?); Cos’è rivoluzionario oggi? Mi chiede e alza il pugnetto composto. E’ rivoluzionario castrare un anno? E siamo punto e a capo. Sopravvivere è rivoluzionario? Sopravvivere puliti? Senza puzza? La ciottola piena? Avrei potuto chiederlo a Fidel Castro, magari. Com’è la sopravvivenza del rivoluzionario? Ecco lancio un’indagine: Cos’è la sopravvivenza rivoluzionaria?

9 gennaio

Duemiladiciassette s'è succhiato tutta la banda. A Trieste. L'abbiamo trovato smorto, attaccato alla botte Vodaphone, con il tubo ancora ingollato e l'alito puzzolente. Non ho potuto fargli nulla, anche perchè Vodaphone ci rimandava su di una pagina morta in attesa di fantastiche offerte a venire con l'anno nuovo presumo. Così oggi ce ne siamo tutti ritornati chi in ufficio, chi a scuola. Duemiladiciassette si è subito srotolato sulla scrivania. E allora? che fantastiche riunioni abbiamo oggi. Meno cinque gradi, me n'ero venuto in moto, c'era traffico e mi si era rotto un pirulo della cerniera della tuta, entrava aria dalla manica, andavo pianissimo, l'asfalto biancheggiava scintillando. Ero arrivato però, sarà un merito anche questo? Chiedo ma duemiladiciassette imperterrito mi srotola davanti un calendario di riunioni. Dumiladiciassè, gli faccio, amichevole, a che servi? A che servi? Bastava un duemilasedici qualunque, un duemilaquindici se preferiamo, bastava un anno qualunque per srotolarmi davanti un calendario di riunioni, mica l'anno d'anniversario della rivoluzione d'ottobre! Duemiladiciassette mi guarda serafico e fa, chiede "Hai fatto l'abbonamento in piscina?"

4 gennaio

Duemiladiciassette se ne sta nel suo angolo e non vuole fare colazione. Ci siamo appena alzati, il programma prevede una visita al Museo Revoltella. Che palle, mugugna Niccolò, se ci fosse la nonna, capirei che andiamo a vedere un museo di quadri, ma così. Ore ha trovato le chiacchiere e le apre e mi chiede “secondo te dopo la morte c’è qualcosa?”
Duemiladiciassette va alla sua ciottola, la guarda sconsolato, è vuota. Morirò di fame. Lisa combatte con le capsulette del caffè, sono troppo piccole, smadonna. Io conciono della teoria dei buchi neri, di come tutto quello che arriva al limite del buco nero sia sicuramente ancora intatto, l’immagine nostra, lanciata nello spazio. Il caffè è freddo.
I quadri, le crocchette, il caffè, l’anima, Ore e le lezioni di Etica a scuola, Le capsulette del caffè, le chiacchiere, Nicc e i musei, la nonna. Duemiladiciassette prova improvviso e smodato interesse per un moscone, con entrambe le zampette lo aggancia, il moscone freme, duemiladiciassette salta, s’ingobbisce e con un gesto definitivo e totalmente disinteressato, lo schiaccia.
La noia è l’anima del killer. Usciamo va.

2 gennaio

Duemiladiciassette ha fame. Ha sentito che ci siamo svegliati e ha emesso un lamento straziante. Oggettivamente avremo perso un po' di tempo. Duemiladiciassette si è spazientito, ha tirato giù qualcosa, è saltato su e giù dal divano. Poi ha iniziato a cantare l'internazionale socialista. Forza, forza il gran partito, siamo dei lavorator …. Scendo dal letto, duemiladiciassette è davanti alla sua ciotola vuota, sull'attenti, con il pugno sinistro alzato. Compagno! Faccio io. Compagno un cazzo! Fa lui. Le crocchette sono finite e la lettiera è piena di merda.

Ecco, faccio io, buon centenario rivoluzione d'ottobre.

1 gennaio

Drin. Suona la porta. Apro. Ciao sono il nuovo anno. Ciao. Niente ho appena traslocato, pensavo di fare una frittata. Di già? Si, mi presti le uova? Vado a prendere le uova. E l'olio, grida. Hai mica una padella? E un cucchiaio e il sale.

Torno, ho tutto.

Non m'hanno allacciato il gas, non è che posso usare un attimo la cucina? Hai mica del vino? E il panettone? Mentre lavo i piatti, l'anno nuovo è sdraiato sul divano, gioca con Lisa, si liscia il pelo e si rotola davanti al la stufa. Lisa mi guarda entusiasta, non è bellissimo? Il 2017?

Gli servirà mica una lettiera?

10 gennaio

Il compagno duemiladiciassette mi s’è acciambellato sullo schermo. Cos’hai di rivoluzionario tu? Che è una buona domanda. Già, ora per esempio potrei deprimermi. Si perché alla fine, ho sempre pensato di avercela io, una certa rivoluzionarietà. Per esempio, lavoro in banca, ma non metto giacca e cravatta. Ho i capelli lunghi. Vado in giro con la tuta da motociclista. Duemiladiciassette, mi fa uno sguardo glauco, abbassa poco la testa, fa cadere la mascella, forse ora vomita. Eppure stamane ho solfeggiato Beethoven, mentre mi sarei potuto alzare e scappare in ufficio. Ho sentito Radiopopolare che parlava di Zygmunt Baumann. In una società liquida anche la rivoluzione si fa liquida. “Si liquefà!” Dice quello (quanto mi sta sui coglioni quando fa il saputo). Ho comunque letto un articolo sulle celebrazioni in Russia. Sul fatto che Putin ha nominato un comitato per le celebrazioni solo quindici giorni fa, perché non sapeva troppo che taglio dargli. “Alla rivoluzione”. Si ma qua c’è un fatto strutturale, caro il mio duemiladiciassette: I lavoratori dipendenti, quelli sindacalizzati, quelli con le ferie pagate, quelli con un contratto di lavoro, quelli a cui viene concesso un credito, nel mondo in tutto il mondo, sono una minoranza, direi di più sono un’aristocrazia. Anzi sono La Aristocrazia. E come aristocratico, magari posso essere illuminato, magari mi posso preoccupare per i clandestini, per i raccoglitori di pomodoro in Puglia, ma non sarò certo io a farla una rivoluzione. Non me ne compiaccio, mi avvilisco anche, mi copro pure il capo di cenere, ma io non ho altri modi di vivere. Certo magari non cambio la moto, perché forse poi, dopo, quando i ragazzi sono grandi, potrei smettere di lavorare o prendere il part time, ma che sia chiaro non sarebbe rivoluzionario neanche questo, smettere di lavorare o prendere il part-time quando hai svezzato i pupi e hai una casa. Sarebbe un comportamento aristocratico anche questo, com’è aristocratico leggere Zigmund Baumann, solfeggiare Beethoven, andare in piscina. La rivoluzione, siamo onesti, se oggi avvenisse, ambirebbe a togliermi dai coglioni. E se guardiamo proprio ai dati di fatto, il mio comportamento, quello che faccio ogni giorno, ma anche quello che desidero per il futuro e per i miei figli è maggioritariamante controrivoluzionario. I lavoratori che si devono unire, quelli di tutto il mondo, sono tutti quelli che a quest’aristocrazia terziaria sono collaterali. Quelli pagati a voucher, quelli in nero, quelli a cottimo, le partite iva, i clandestini, gli stagisti, i licenziati, i disoccupati, i portaborse. Quelli che non hanno credito. Tutti quelli che non hanno accesso al credito, dovrebbero fare la rivoluzione. Perché oggi le classi sono due, chi ha accesso e chi non ha accesso al credito. E magari poi uno ha accesso e non ne fa neanche uso, di questo fantomatico privilegio di indebitarsi, ma al fatto potenziale di poter accedere ad un mutuo non rinuncerebbe proprio mai. E non tanto perché sia un lusso, ma perché gli parrebbe di finire sotto a un ponte, con le coperte distribuite dalla caritas ambrosiana. E il vantaggio di tutto il meccanismo è che non puoi fare la rivoluzione, se la tua unica ambizione è finire dall’altra parte. Saresti in conflitto di interesse, meglio infiltrarsi. Infiltrarsi, non dare nell’occhio, passare tra le maglie, essere bravi, regolari, puntuali, sobri. E per rivoluzionarietà, ma solo una volta giunti a destinazione, tenersi i capelli lunghi, coltivare interessi, leggere, suonare, pubblicare un libro.
Meccanicamente duemiladiciassette alza e abbassa il braccio rivoluzionario come un gatto cinese, che t’hanno detto portar fortuna, in realtà fa un gesto zozzo.

5 gennaio

Peggy Guggenheim gallery for modern arts of nails. Duemiladiciassette ha avuto una nuova idea di business. Ci guarda entusiasta, vuole mettere degli zerbini multicolore a strati, con degli scalini. E ci mostra entusiasta sul divano che goduria immensa è grattare con le unghie, le maglie del copridivano scrocchiano, mentre apre per bene le zampette e le passa e le ripassa, lasciando riccioli attorcigliati di filo. L’arte deve procurare piacere, sollevare lo spirito e intanto si stiracchia soddisfatto. Penso ad anni meno fortunati del mio, anni in cui non esistevano unghie con i ghirigori, anni privi di zerbini, penso ai negozi di toelettatura e ai parrucchieri, penso ad Amazon che non può digitalizzarli. Penso ai droni e a chi fa le consegne a domicilio. Penso alla lettiera di duemiladiciassette, a un’app che mette in moto un robot pulitore e aspiratore, ad un sacchettino sterile che raccolga il tutto, ad un dispenser automatizzato per il cibo, agli acquari autopulenti, con pesci al plasma come salvaschermo, penso che in un mondo così, se sbarcano clandestini non sai proprio come giustificarti, per tutte queste idee di merda.

3 gennaio

Duemiladiciassette, nel centenario della rivoluzione, ha deciso di riorganizzare le masse proletarie. Freme tutto di attivismo. Dobbiamo fare una pagina dedicata alla rivoluzione d’ottobre, cercare i sopravvissuti, imparare il russo, impadronirci della flotta sul mar baltico. Intanto è li che smanetta al computer tambureggiante. Io mi vesto per uscire, ho fatto il caffè, Lisa sta solfeggiando, i ragazzi con molta calma si vestono. Forza, forza il gran partito, canta duemiladi ciassette mentre windows ostinatamente s’incircola. Nicc ha messo su il canguro, di Marc-Uwe Kling, così per referenza. Duemiladiciassette ha abbassato le orecchie. Windows sta installando le patch. Siamo a Trieste, vista mare. Siamo arrivati ieri. Forza che usciamo, faccio. Bisogna organizzare le masse, dice duemiladiciassette. I ragazzi gli danno manforte. Uuuh dicono , dai, organizziamo le masse. Couchpotatoes, fa Lisa, invoca comprensione per l’adolescenza. Windows è all’ottanta per cento. Beh, io vado a organizzare le masse in centro. Fascista! Fa duemiladiciassette, con lo sguardo fisso sul pc. A questo punto Windows fa un reboot. Nicc si è incredibilmente messo la giacca, Lisa è pronta da un secolo, Ore ha preso la macchina fotografica. Windows ha finito il reboot, ma come se niente fosse, reinizia a installare le Patch, minacciando: potranno essere necessari diversi reboot. FASCISTA! Urla duemiladiciassette al PC e si acciambella disfatto. Eh lo so, per la rivoluzione d’ottobre due punto zero, caro duemiladiciassette, invece del proletariato, bisognerà organizzare le patch.

2 Gennaio

Finisco di fare i piatti. Lisa s'è addormentata. Duemiladiciassette s'è acciambellato satollo sulla mia poltrona e mi guarda innocentissimo. Sulla poltrona, mi ci siedo lo stesso, senza neanche troppa delicatezza. Duemiladiciassette si sposta, fa una gobba, stira le zampe e fa: Beh? E che buoni propositi abbiamo quest'anno? Lo guardo, volevo dormire (gulasch e patate, il vino). Restiamo sul vago, penso. Questo è l'anno della pace tra i popoli, proclamo: niente più attentati. Duemiladiciassette mi guarda mefistofelico e sputa dall'angolo del muso. Tseh, troppo tardi, e poi scusa, mica li fai tu gli attentati.

Non so, dice e srotola un file excel dai suoi occhioni verdi, ci sarebbe questa. Leggo: Andare in piscina, suonare il piano, vendere il libro. (Lisa dischiude gli occhi).

Ah ecco, faccio io, ma io volevo salvare il mondo.

Duemiladiciassette mi guarda contemplativo e fa: Ah bene, ottimo, sono d'accordo con te, allora vai in piscina tutti i giorni, suona il piano un'ora almeno e lavora a staminchia di libro. Tonico ragazzo, tonico.